| Lavori "verdi" per una filiera "verde" |
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Lavoro, Formazione, Futuro, ambiente. Soprattutto in relazione alle donne. Sono stati temi al centro dell'incontro di giovedì 4 febbraio scorso all'Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Roma Tre. L'occasione è venuta dal convegno "Green Jobs: nuove opportunità o nuovi rischi per l'occupazione femminile?", nel corso del quale è stato presentato il progetto Wires, Women in Renewable Energy Sector, una ricerca promossa da Adapt, co-finanziata dalla Commissione europea, DG Occupazione, Affari sociali e Pari opportunità. Lo studio punta a indagare le opportunità occupazionali per le donne offerte dallo sviluppo delle energie rinnovabili. "Questa ricerca - ha spiegato Michele Tiraboschi, giuslavorista e direttore del Centro studi internazionali e comparati 'Marco Biagi'.- punta ad analizzare se i lavori 'verdi' rappresentano davvero una nuova opportunità per le donne, e non un rischio. C'è innanzitutto da verificare se creano occupazione aggiuntiva a
quella già esistente o se vengono sostituiti i posti di lavoro persi in
altri settori. E poi se questa occupazione è bilanciata a livello di
parità di genere. È comunque necessario non concentrarsi su settori di
nicchia - ha concluso Tiraboschi - quanto piuttosto formare persone che
sappiano utilizzare le nuove tecnologie in un'ottica di sviluppo
'verde'". Sulle prospettive, Francesco Starace, presidente di Enel
Green Power: "Entro il 2030 nel mondo dovrebbero crearsi 2 milioni di
posti di lavoro dalle energie rinnovabili, che andrebbero a coprire
anche 500.000 posti persi in altri settori. In Italia - ha aggiunto
Starace - entro il 2020 si potranno creare tra i 100.000 e 175.000
posti di lavoro nelle rinnovabili, ma questo dipenderà da quanto saremo
capaci di sviluppare la filiera produttiva 'verde'". Certo, il quadro attuale dei "green jobs" al femminile presenta luci e ombre. "Per il momento le donne sono assenti dagli impianti di produzione, mentre nella logistica, nella finanza, nell'amministrazione rappresentano il 50% degli occupati. Io credo però - ha aggiunto il presidente di Enel Green Power - ci siano tutte le condizioni perché le donne arrivino anche a lavorare negli impianti". Diverse le professionalità ricercate dalla società di Enel, una multinazionale che occupa più di 2.700 persone nel mondo. "Assumiamo ingegneri, esperti di business development, ma anche maestranze, come ad esempio installatori e manutentori". Uno degli investimenti con forti ricadute occupazionali, Enel Green Power lo sta realizzando a Catania. "Stiamo realizzando in collaborazione con Sharp e STMicroelectronics - ha spiegato ancora Starace - un impianto per la produzione di pannelli fotovoltaici con un investimento iniziale di 320 milioni di euro, che arriverà a più di 700 milioni". Con ricadute occupazionali importanti, come ha detto Massimo Cioffi, direttore Personale e organizzazione di Enel: "Si dovrebbe arrivare a 250 posti diretti, con 400-500 persone, nell'indotto, per la costruzione dell'impianto, e poi 250 posti di lavoro 'indiretti' a costruzione terminata". A tal proposito, Paola Giannone, presidente della Commissione nazionale per le Pari opportunità di Enel, ha ricordato come l'azienda possa vantare una ventennale esperienza nel tema, a partire dalla stipula del contratto collettivo nazionale del 1989 e dallo sviluppo di politiche di sostegno al lavoro femminile. "Ciò che ha contraddistinto la nostra politica - ha spiegato Giannone - è stato pensare al ruolo delle donne non solo per un raggiungimento di pari opportunità, ma come elemento portante dello sviluppo aziendale". Nel suo intervento al convegno, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, ha spiegato che "lo sviluppo delle tecnologie verdi determina ragionevolmente nuove opportunità di lavoro e dobbiamo fare in modo che non siano solo maschili. Credo nello sviluppo delle tecnologie sostenibili, ne abbiamo bisogno". Fonte: Enel.it
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Lavoro, Formazione, Futuro, ambiente. Soprattutto in relazione alle donne. Sono stati temi al centro dell'incontro di giovedì 4 febbraio scorso all'Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Roma Tre. L'occasione è venuta dal convegno "Green Jobs: nuove opportunità o nuovi rischi per l'occupazione femminile?", nel corso del quale è stato presentato il progetto Wires, Women in Renewable Energy Sector, una ricerca promossa da Adapt, co-finanziata dalla Commissione europea, DG Occupazione, Affari sociali e Pari opportunità. Lo studio punta a indagare le opportunità occupazionali per le donne offerte dallo sviluppo delle energie rinnovabili. "Questa ricerca - ha spiegato Michele Tiraboschi, giuslavorista e direttore del Centro studi internazionali e comparati 'Marco Biagi'.- punta ad analizzare se i lavori 'verdi' rappresentano davvero una nuova opportunità per le donne, e non un rischio. C'è innanzitutto da verificare se creano occupazione aggiuntiva a
quella già esistente o se vengono sostituiti i posti di lavoro persi in
altri settori. E poi se questa occupazione è bilanciata a livello di
parità di genere. È comunque necessario non concentrarsi su settori di
nicchia - ha concluso Tiraboschi - quanto piuttosto formare persone che
sappiano utilizzare le nuove tecnologie in un'ottica di sviluppo
'verde'". Sulle prospettive, Francesco Starace, presidente di Enel
Green Power: "Entro il 2030 nel mondo dovrebbero crearsi 2 milioni di
posti di lavoro dalle energie rinnovabili, che andrebbero a coprire
anche 500.000 posti persi in altri settori. In Italia - ha aggiunto
Starace - entro il 2020 si potranno creare tra i 100.000 e 175.000
posti di lavoro nelle rinnovabili, ma questo dipenderà da quanto saremo
capaci di sviluppare la filiera produttiva 'verde'". 